Nel 1762 il tredicenne Vittorio Alfieri, studente all’Accademia Reale di Torino, viene colpito da una fastidiosa dermatite al cuoio capelluto, a causa della quale gli rasano il capo.  Si trova così costretto a indossare una parrucca, vivendo nell’incubo che i compagni gliela strappino per divertimento. Ecco come descrive, nello stile arguto e autoironico tipico della sua autobiografia, la soluzione trovata alla sgradevole situazione.

“Quest’accidente fu uno dei più dolorosi ch’io provassi in vita mia; sì per la privazione dei capelli, che pel funesto acquisto di quella parrucca, divenuta immediatamente lo scherno di tutti i miei compagni petulantissimi. Da prima io m’era messo a pigliarne apertamente le parti; ma vedendo poi ch’io non poteva a nessun patto salvar la parrucca mia da quello sfenato torrente che da ogni parte assaltavala, e ch’io andava a rischio di perdere anche con essa me stesso, tosto mutai di bandiera, e presi il partito più disinvolto, che era di sparruccarmi da me prima che venisse fatto quell’affronto, e di palleggiare io stesso la mia infelice parrucca per l’aria, facendone ogni vituperio. Ed in fatti, dopo alcuni giorni, sfogatasi l’ira pubblica in tal guisa, io rimasi poi la meno perseguitata, e direi quasi la più rispettata parrucca, fra le due o tre altre che ve n’erano in quella stessa galleria. Allora imparai, che bisognava sempre parere di dare spontaneamente, quello che non si potea impedire di esserti tolto.”

 

Vittorio Alfieri “Vita”