Romanzo che destò scalpore e che conobbe un grande successo di vendite, immortalato nel cinema da Stanley Kubrick pochi anni dopo la sua pubblicazione (il romanzo è del 1955, il film del 1962), “Lolita” narra la storia della relazione pedofila tra il quarantenne europeo Professore Humbert e l’adolescente americana Dolores, chiamata in famiglia col nomignolo di Lolita. Benché la narrazione non scada mai in una dimensione triviale, rimanendo anzi sempre su un registro stilistico ‘alto’ (uno dei motivi per cui l’opera è considerata da molti uno dei romanzi più importanti del ‘900), è evidente come l’esplicito riferimento alla pedofilia suscitasse negli anni ’50 uno scandalo che ne ostacolò inizialmente la pubblicazione.
Il lavoro di Franco De Masi esplora dal canto suo, riassumendo una ricerca che da molti anni lo psicoanalista milanese porta avanti, il sofferente universo psicologico di persone traumatizzate nell’infanzia da figure genitoriali poco ricettive e assenti, quando non francamente emotivamente disturbate e disturbanti, universo psichico contrassegnato da vuoto e solitudine, con la ricerca spesso di partner idealizzati che possano riempire di senso l’esistenza fino a diventare talvolta veri e propri ‘idoli’, una sorta di ‘droga’ che renda possibile affrontare il vivere quotidiano altrimenti emotivamente desertificato.
E’ questo il caso del solitario e malinconico Professor Humbert, rimasto precocemente orfano di madre e allevato da un padre sostanzialmente assente, che individua la ‘cura’ della propria sotterranea infelicità nell’amore per un’adolescente idealizzata e venerata appunto come un idolo. Quando la trova fortuitamente nella persona di Dolores, inizia con lei una relazione totalizzante e confusiva dall’esito drammatico.