Sono davvero tantissime le proteste che avvengono in luoghi alti e pericolosi da qualche tempo a questa parte, con la crisi economica che incalza. Certamente, influiscono su questa tendenza sia il bisogno di richiamare l’attenzione dei mass-media su situazioni lavorative e/o esistenziali difficili e talvolta davvero drammatiche, tanto quanto una imitazione epidemica. Ma se guardiamo la questione da un punto di vista prettamente psicologico, si aggiunge un altro fattore, più profondo e meno evidente: cioè, una ‘sovracompensazione’ che capovolge radicalmente il profondo sentimento di inferiorità di una umanità umiliata e offesa, davvero ‘caduta in basso’, in una superiorità letteralmente e concretamente realizzata nel mettersi in un luogo ‘altissimo’ (dalla cupola di San Pietro, ai silos, alla sommità di una gru, al campanile di San Marco…). Anche il coraggio necessario ad affrontare queste proteste rappresenta dal canto suo una estrema compensazione del profondo scoraggiamento che solo può spingere a gesti simili.