Ha destato molto scalpore in Francia la pubblicazione del pamphlet “Eloge littéraire d’Anders Breivik” di Richard Millet. Nel testo, il massacro di Utoya e l’azione dell’omicida Brevik vengono intesi, metaforicamente e in estrema sintesi, come reazione al nichilismo multiculturale che starebbe devastando l’Europa.
Il saggio di Millet, per quanto si inerpichi in terreni scoscesi e difficili da condividere, è ben argomentato.
Tuttavia non è questo il punto: lo scritto dell’autore ha determinato una violenta reazione nella classe culturale dominante che ne ha processato le idee e preteso da Gallimard -l’editore per cui lavora Millet- il licenziamento.
Degno di nota come nel pamphlet Millet precisi esplicitamente, in almeno due occasioni, di non condividere, né giustificare l’azione criminale di Brevik, ma di sottolinearne il valore simbolico.
Eppure, l’intelligencija francese ha colto (o ha voluto cogliere) solo quello letterale.
Che la Francia attenti alla libertà di espressione, venendo meno a uno dei suoi grandi universali etici, rappresenta un segnale allarmante per la società nondimeno che per l’individuo.

Hillman docet.