“L’altra verità. Diario di una diversa” è un libretto di Alda Merini pubblicato inizialmente dalla raffinata casa editrice Scheiwiller, e ristampato in seguito da Rizzoli, sconosciuto ai più. Come scrive Giorgio Manganelli: “Il Diario di una diversa di Alda Merini non è un documento, né una testimonianza sui dieci anni trascorsi dalla scrittrice in manicomio. E’ una ricognizione per epifanie, deliri, nenie, canzoni, disvelamenti e apparizioni, di uno spazio – non un luogo – in cui, venendo meno ogni consuetudine e accortezza quotidiana, irrompe il naturale inferno e il naturale numinoso dell’essere umano”.
Nel modo poetico che le era proprio, alternante ingenuità e lucida consapevolezza, sogno e riflessione, il diario condensa l’esperienza drammatica del lungo ricovero nel manicomio di Affori a Milano. Ma follia e salute si confondono, e anche il mondo esterno, ritrovato dopo le dimissioni definitive, appare segnato nell’esperienza della scrittrice da follia e storture, tanto da apparire qualche volta più malato dell’irreale realtà manicomiale.  “La malattia mentale non esiste ma esistono gli esaurimenti nervosi, le pene famigliari, la responsabilità dei figli, la fatica di crescerli ed esiste anche la fatica di amare. Il manicomio che ho vissuto fuori e che sto vivendo non è paragonabile a quell’altro supplizio che però lasciava la speranza della parola. Il vero inferno è fuori (…)” scrive la Merini nelle ‘Aggiunte in margine‘.

E’ profonda la risonanza con la canzone “Dall’altra parte del cancello” scritta da Gaber, insieme al compagno di testi di sempre Sandro Luporini, nel 1973, proprio negli anni in cui la Merini entrava e usciva dal Paolo Pini, per fare il definitivo rientro a casa solo nel 1979.