Constantinos Kavafis è un poeta greco moderno, nacque a Alessandria d’Egitto il 29 aprile del 1863 e vi morì lo stesso giorno nel 1933. Di origine costantinopolitana, passò la prima infanzia in Inghilterra, per tornare ad Alessandria all’età di nove anni. Fu a quel punto che imparò per la prima volta il greco. Poeta di grande valore, è ancora oggi poco conosciuto in Italia malgrado la splendida traduzione di una raccolta di poesie (cinquantacinque, salite a settantacinque in una edizione più recente), curata da Margherita Dalmàti e Nelo Risi (fratello del più famoso Dino) per Einaudi.
Nella poesia ‘Monotonia’ rappresenta rapidamente e intensamente un aspetto particolare dell’esperienza depressiva, il collasso della percezione prospettica del tempo, che si appiattisce fino a diventare una gabbia bidimensionale. L’ultimo verso, nell’estrema semplicità di un linguaggio quotidiano, sintetizza benissimo questo vissuto angoscioso.

Μονοτονία

Την μια μονότονην ημέραν άλλη
μονότονη, απαράλλακτη ακολουθεί. Θα γίνουν
τα ίδια πράγματα, θα ξαναγίνουν πάλι —
η όμοιες στιγμές μας βρίσκουνε και μας αφίνουν.

Μήνας περνά και φέρνει άλλον μήνα.
Aυτά που έρχονται κανείς εύκολα τα εικάζει·
είναι τα χθεσινά τα βαρετά εκείνα.
Και καταντά το αύριο πια σαν αύριο να μη μοιάζει.

(Από τα Ποιήματα 1897-1933, Ίκαρος 1984)

Monotonia

Il monotono giorno da un monotono
identico giorno è seguito. Cose identiche
si faranno e rifaranno nuovamente –
momenti identici incombono e dileguano.

Il mese passa che porta un altro mese.
Le cose che succedono le possiamo indovinare
senza sforzo; sono le cose di ieri, fastidiose.
Finisce che il domani non sembra più un domani.

(Da “Settantacinque poesie”, Einaudi 1992)