Nasceva 165 anni fa, esattamente l’8 novembre del 1847, l’irlandese Bram Stoker, autore di “Dracula” pubblicato nel 1897. Il romanzo ha conosciuto da allora una inesauribile fortuna editoriale, dando vita anche a film, opere teatrali, e a numerosi epigoni, basti pensare alla saga di Twilight. Anzi, si può dire che oggi il mito del vampiro, ampliato e diversificato (e in un certo senso ‘bonificato’ dagli aspetti più distruttivi, come nel caso dei vampiri ‘vegetariani’ di Twilight), conosca maggior fortuna che nel secolo passato, probabilmente a riflettere un importante cambiamento psicologico della società occidentale (che sembra transitata dall’ipercontinenza ottocentesca e vittoriana all’impulsività edonistica dei nostri giorni, molto più in linea con la dimensione ‘materialistica’ del vampiro). Aldilà di questo, il mito del vampiro riconosce alcuni punti fermi, i principali dei quali consistono nel succhiare il sangue delle vittime per avere energia, trasformandole a loro volta in vampiri, nell’essere non-vivo e non-morto e nella conseguente immortalità, nel non potersi riflettere nello specchio, nel rovesciamento giorno-notte, nell’abilità mimetica, ma anche nell’incapacità di amare e generare (Dracula non genera individui nuovi come sono i figli, bensì cloni di se stesso).
Si tratta della metafora iperbolica di una dimensione psicologica contrassegnata da devitalizzazione, dipendenza, finzione, primato dell’agire sul pensare. Dal punto di vista psicologico, uno degli aspetti salienti del vampiro è l’incapacità di riflettersi allo specchio, a indicare il vuoto esistenziale che egli dissimula abilmente con gli altri – che o terrorizza o seduce – ma anche un deficit di quella capacità ‘riflessiva’, che per Jung costituisce “l’istinto civilizzatore ‘par excellence’…l’autoaffermazione della civiltà di fronte alla nuda natura” (C.G. Jung “Determinanti psicologiche del comportamento umano” 1937). Il vampiro in questo senso rappresenta la distruttività che si realizza quando fallisce la capacità di pensare e di elaborare psicologicamente l’esperienza vissuta (spesso indicata dalla psicoanalisi moderna come capacità di ‘mentalizzazione’).
Una lettura interessante, parlando dei significati psicologici del mito di Dracula, è “La via al matrimonio” (Astrolabio) di Linda Schierse Leonard, analista junghiana, che affronta il tema del vampiro dal vertice particolare dell’analisi di ciò che si può opporre alla costruzione di un rapporto di coppia amoroso e duraturo.