Oscar Niemeyer, morto ieri all’età di 104 anni, è universalmente conosciuto come ‘padre’ di Brasilia, la capitale brasiliana costruita tra il 1956 e il 1960. Nel 1975 Wilfred Bion trascorse un mese a Brasilia, lavorando sia con singole persone che con gruppi e tenendo conferenze e tavole rotonde. Le tavole rotonde erano state organizzate per celebrare il quindicesimo anniversario della fondazione della città e discutere dei problemi relativi allo sviluppo della nuova comunità che aveva iniziato ad abitarvi. Uno dei contributi di quell’analista geniale che fu Bion, è riportato nel bel libro “Seminari Clinici. Brasilia e San Paolo”, edito da Raffaello Cortina Editore a cura della moglie di Bion, Francesca, e si intitola “Brasilia: una nuova esperienza”. Bion fu molto colpito da Brasilia, e dal potere immaginifico che fu alla base della sua realizzazione, e criticò i suoi detrattori. Al tempo stesso, ammonì, dal particolare vertice consentitogli dall’esperienza analitica, i sostenitori entusiasti, mettendoli in guardia rispetto alle ‘fatiche’ della creatività umana, che essi rischiavano di sottovalutare.
Vi si può leggere il seguente suggestivo passaggio:

“Sospetto che la città stessa, nel modo in cui è venuta alla luce, sia la parte visibile di un sommovimento, un’esplosione di turbolenza mentale – un po’ come il genere di cose che Leonardo ideava spesso nei suoi Quaderni, con i disegni di capelli e di acqua. (…) Può verificarsi la congiunzione di un gran numero di persone – una famiglia, un gruppo di professionisti, una nazione – e come esito di quella congiunzione si verifica un’esplosione emotiva. Per certi versi le stesse persone responsabili della partecipazione a quel tumulto sono vittime dello stesso tumulto. E’ come cercare di decidersi su che cosa ci ha colpito mentre si è colpiti; è ancora più difficile farlo se non si viene colpiti, perché in tali circostanze non si sa molto su ciò che si presume di stare indagando o di dover indagare. Mentre il tumulto è in corso, tuttavia, è del tutto evidente che è difficile valutare quella stessa evidenza. (…) La stessa cosa vale per una nazione che scopre improvvisamente che la sua gente ha costruito una città. Nelle parole di Milton: “Mi sembra di vedere nella mia immaginazione una nazione forte e potente che si risveglia come un uomo vigoroso dopo il sonno, scuotendo la sua chioma invincibile”. Penso che a nessuno di noi piaccia molto essere parte di questa mente che assiste al verificarsi di questo tipo di sommovimento. Vorremmo che l’uomo vigoroso che si sveglia dal sonno fosse così gentile da addormentarsi di nuovo invece di infastidirci con il suo dimenarsi che fa venire a noi dei brutti sogni.
Dico “brutti sogni” perché è impossibile partecipare a questo tipo di sommovimento senza fare brutti sogni. Da quel poco che so della storia e del modo in cui si sviluppano le menti, le personalità e i caratteri, mi sembra del tutto improbabile che la gente che rimane impressionata da Brasilia possa divertirsi. Dovranno esercitare la mente in circostanze che sono solo superficialmente confortevoli ma che emotivamente non lo sono affatto. Dal di fuori, è seduttivamente semplice, ma chiunque sia sensibile all’esperienza emozionale si troverà in un momento molto sgradevole e scomodo – anche se, analogamente con quanto accade con incubi e sogni, potrà probabilmente farne buon uso.”
Wilfred R. Bion “Seminari Clinici. Brasilia e San Paolo” Raffaello Cortina Editore