Ha debuttato in questi giorni in tv la versione italiana di “In Treatment” prodotta da Sky, tratta dalla serie originale israeliana Be Tipul, dal cui format ha già preso origine il più famoso ‘clone’ americano in cui il ruolo dello psicoterapeuta è interpretato da Gabriel Byrne.
Viene descritta, in estrema sintesi, una psicoterapia, con una frequenza di una seduta alla settimana, vis à vis, che vede impegnati cinque pazienti con lo psicoterapeuta Giovanni Mari, interpretato da Sergio Castellitto.
Gli ovvi limiti imposti dalla trasposizione televisiva impediscono di rendere conto della complessità dei meccanismi in gioco in un percorso psicoanalitico modernamente inteso, finalizzato alla metabolizzazione ed elaborazione, all’interno della relazione analitica, di stati emotivi profondi e sconosciuti, quel magma emozionale in cui si radica la sofferenza psichica. Il trattamento rappresentato affronta livelli emozionali posti più in superficie, e, come osserva il neo-eletto presidente della SPI, Antonino Ferro, nel commentare la prima puntata, non è un caso se l’intervento elettivo scelto dal terapeuta, almeno nella prima puntata, sia la confrontazione, piuttosto che l’interpretazione.
In breve, prende quindi corpo e viene rappresentata in modo piacevole e accattivante, e con una bella messa in scena quasi più teatrale che cinematografica, una psicoterapia dalla forte connotazione supportiva, con un terapeuta attivo e coinvolto nella relazione, e talvolta simpaticamente ingenuo e disorientato. Come nella prima puntata, in cui Giovanni Mari/Sergio Castellitto si trova alle prese non senza difficoltà con il transfert erotico della bella e tormentata Sara.