Novità tra le categorie diagnostiche del DSM V: il Disturbo da Accumulo Compulsivo.

Questo disturbo è caratterizzato da un accumulo senza freni di un grande quantitativo di oggetti, di ogni forma e natura, anche quando la loro conservazione impedisce e/o riduce sensibilmente la possibilità fisica di girare per casa.

 

DSM 5:UNA NUOVA CATEGORIA DIAGNOSTICA – Il Disturbo da Accumulo Compulsivo

 

La pubblicazione della quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) è fissata per maggio 2013 e segna uno degli eventi più attesi nel campo della salute mentale.

Tra le novità menzioniamo il Compulsive Hoarding o Disturbo da Accumulo Compulsivo, che porta le persone ad accumulare senza freni un grande quantitativo di oggetti, di ogni forma e natura, anche quando la loro conservazione impedisce e/o riduce sensibilmente la possibilità fisica di girare per casa.

Definito anche Disposofobia (o accumulo patologico o accaparramento compulsivo o la mentalità Messie) è un disturbo mentale caratterizzato da un bisogno ossessivo di acquisire (senza utilizzare né buttare via) una notevole quantità di beni, anche se gli elementi sono inutili, pericolosi, o insalubri. L’accaparramento compulsivo provoca impedimenti e danni significativi ad attività essenziali quali muoversi, cucinare, fare le pulizie, lavarsi e dormire.

In Italia sono diverse migliaia le persone affette da questo disturbo, anche se è difficile fare statistiche perché chi soffre di questo disturbo spesso vive solo e non cerca aiuto perché tende a negare la realtà dei fatti, oppure perché pensa che sia impossibile risolverla. Negli Stati Uniti, invece, si ritiene che siano vittime di questo disturbo circa 2 milioni di persone.

Queste persone hanno difficoltà a stabilire quali siano le priorità, sono incapaci di organizzare il loro menage domestico e la loro routine quotidiana. Presentano tratti di rigidità mentale e ostinatezza. Spesso le persone colpite pensano  di non avere un problema, e quando qualcuno fa notare loro lo stato in cui versano, possono interrompere il contatto con vicini, amici e parenti, rischiando l’isolamento sociale.

Esisterebbe una comorbilità con il Disturbo Bipolare, i Disordini Alimentari o il Disturbo Ossessivo Compulsivo di Personalità, con cui spesso è accomunato, di cui però non condivide gli stessi substrati neurofisiologici.

Quali sono le cause?

Secondo una ricerca di genetica, pubblicata sull’American Journal of Psychiatry, le persone disposofobiche hanno almeno un parente di primo grado con disturbi di natura compulsiva, il che indicherebbe la presenza di una causa genetica. La malattia segue un corso cronico che generalmente ha il suo inizio intorno ai 20, anni anche se sono stati riportati casi di pazienti di 10 anni di età, con un picco massimo intorno ai 35 anni di età.

La disposofobia può essere causata da un trauma subito nell’età infantile.

“Conservare” per il disposofobico vuol dire affermare la propria identità, come se volesse comunicare “io esisto”, “ci sono e tutto ciò che mi circonda lo dimostra”; o ancora, può voler rappresentare la paura del futuro, la paura di perdere il proprio passato. La paura per il futuro può essere prevenuta conservando tutto ciò che può essere utile per sopperire quindi ad eventuali bisogni che verranno e per evitare di trovarsi nella condizione di fare delle rinunce.
Nel DSM-IV “l’incapacità di eliminare gli oggetti usati o di nessun valore, anche quando non hanno valore sentimentale” era uno degli otto criteri del Disturbo di Personalità Ossessivo-Compulsivo (OCPD), ma non era considerato come un disturbo autonomo.
I motivi dell’inserimento possono essere rintracciati nel fatto che:

  • studi epidemiologici suggeriscono che il Disturbo di Accumulo affligge il 2-5% della popolazione e può portare a notevoli difficoltà e disabilità, nonché gravi conseguenze sociali.
  • la maggior parte dei pazienti non soddisfano i criteri per il DOC o disturbo ossessivo compulsivo di personalità
  • la creazione di una nuova diagnosi nel DSM-5 potrà sensibilizzare l’opinione pubblica, migliorare l’identificazione dei casi, e stimolare la ricerca e lo sviluppo di trattamenti specifici per il Disturbo di Accumulo.

 

 

 

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