“Nel mio ultimo anno a Wall Street il mio bonus è stato di 3,6 milioni di dollari, ed ero arrabbiato perché non era abbastanza”. Inizia così un interessante racconto sulla Sunday Review del New York Times di un ex trader di fondi speculativi, Sam Polk, che gradualmente ci accompagna nel proprio inquietante viaggio verso una vera e propria tossicomania da ricchezza; a partire dagli insegnamenti del padre che considerava il denaro come la soluzione di ogni problema.  A 25 anni Sam è già abbastanza ricco per andare in un qualsiasi ristorante di Manhattan, piuttosto che per trovare un posto in seconda fila a una partita dei Knicks contro i Lakers, semplicemente alzando il telefono e contattando uno dei propri broker. Gradualmente, sempre più sedotto dalla “toxic culture” di Wall Street, Sam scivola in un meccanismo compulsivo che lo porta a pensare senza soluzione di continuità a come guadagnare sempre di più, peraltro perennemente accompagnato dall’angoscia  di perdere denaro: se all’inizio della carriera 40.000 dollari gli sembravano una somma eccezionale, cinque anni dopo si trova a considerare un milione e mezzo di dollari una somma da fallito. Grazie anche al lavoro con una counselor, Sam realizza però col passare del tempo di avere imboccato un tunnel nel quale rischiava di venire fagocitato; una vera e propria desertificazione non solo morale  (malgrado l’autogiustificante ‘motto’ di Wall Street: “We’re smarter and work harder than everyone else, so we deserve all this money”), ma anche interamente esistenziale. Riesce così, con le difficoltà di un vero tossicomane, ad abbandonare Wall Street e a fondare un’associazione no profit, impegnandosi nel diffondere la conoscenza di questa vera e propria “wealth addiction”, che non soltanto rovina psicologicamente chi ne diventa vittima, ma che ha anche  una ripercussione sociale enorme visto che il conto finale di questa subdola tossicodipendenza è pagato dall’intera società. E’ proprio questa consapevolezza della portata sociale del proprio operato che manca ai “tossicodipendenti da denaro”; come riassunse cinicamente il capo di Sam in una riunione: “I don’t have the brain capacity to think about the system as a whole. All I’m concerned with is how this affects our company.”

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