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Durante l’ultima puntata della trasmissione televisiva di La7 «Le Invasioni Barbariche» la conduttrice Daria Bignardi ha sottoposto al test proiettivo di Rorschach la cantante Arisa. Peccato che Daria Bignardi non sia una psicologa e, di conseguenza, non abbia conseguito l’abilitazione di Stato per l’esercizio della professione di psicologo. Daria Bignardi non è neppure laureata, probabilmente ignora il faticoso e lungo iter formativo necessario per la gestione del reattivo di personalità più famoso del mondo.

L’exploit di Daria Bignardi con la sua banalizzazione del Rorschach rappresenta la punta dell’iceberg del processo di svalutazione della professionalità dello psicologo, processo operato prima di tutto dagli psicologi stessi.
È noto, infatti, come molti psicologi offrano per anni e gratuitamente la loro opera come volontari del Servizio Sanitario Nazionale, nella speranza di ottenere, forse, un giorno, una consulenza di qualche ora o con il miraggio di una futura assunzione a tempo indeterminato. Altri offrono primi colloqui o cicli di colloqui gratuiti al fine di procacciarsi la clientela.


Cari lettori, vi sognereste di non pagare un altro professionista di cui richiedete la consulenza o il conto alla cassa di un supermercato? Che fiducia avreste nei confronti di un notaio che non vi facesse pagare il primo Atto?


Gli Ordini professionali degli Psicologi sono deboli (provate a leggere le timide reazioni al caso Bignardi) e sostanzialmente incapaci di tutelare la professione ormai erosa da svariate forme di servizi di natura psicologica svolti da non-psicologi che si presentano con nomi accattivanti ed esoterici, assolutamente funzionali sul piano del marketing e vuoti di contenuti e utilità clinica.
Insomma, grazie signora Bignardi, speriamo con Lei di aver toccato il fondo e che la sua spettacolarizzazione di uno strumento serio possa rappresentare motivo di rilancio per una categoria professionale in stato crepuscolare.