Thorazine shuffle” è una canzone del 1998 del gruppo Gov’t Mule, che allude alla camminata tipica delle persone in cura con gli antipsicotici tradizionali. Si tratta di una camminata simile a quella dei pazienti affetti da Morbo di Parkinson: a piccoli passi e con scarso pendolamento delle braccia, col tronco rigido inclinato in avanti e capo flesso; gli arti inferiori sono lievemente piegati sulle ginocchia mentre quelli superiori sono addotti con le avambraccia e le mani leggermente flesse. Gli antipsicotici tradizionali danno infatti una sintomatologia collaterale simil-parkinsoniana. Il primo ad essere commercializzato fu proprio il Thorazine (clorpromazina, conosciuto in Italia come Largactil), scoperto casualmente dal medico e biologo francese Henri Laborit che alla fine degli anni ’40 stava studiando la possibilità di utilizzare una particolare classe di antistaminici (le fenotiazine) per ridurre il rischio di shock chirurgico. Egli si rese conto che la clorpromazina induceva nei pazienti uno stato di calma e di indifferenza, senza ridurre la lucidità mentale. Nel 1954 la Smith, Kline & French (confluita oggi nella GSK: GlaxoSmithKline) lanciò la clorpromazina sul mercato col nome di Thorazine, ma come farmaco antinausea, trascurando le proprietà “rilassanti” messe in luce da Laborit. Malgrado ciò, il farmaco venne rapidamente utilizzato dagli psichiatri statunitensi e nei primi 8 mesi dal lancio sul mercato totalizzò oltre due milioni di prescrizioni (cfr. “Le pillole della felicità” di David Herzberg, L’Asino d’Oro Edizioni, 2014 Roma). Si iniziò così negli anni ’50 una vera e propria rivoluzione nella terapia dei disturbi mentali, rivoluzione ricca di luci e ombre. Gli aspetti positivi consistono nel fatto che l’avvento dei farmaci antipsicotici (altrimenti noti come neurolettici) consentì un progressivo superamento dell’istituzione manicomiale e dell’abuso di “terapie” come la lobotomia e l’elettroshock, consentendo negli anni ’60 e ’70 in Italia la riforma condotta da Franco Basaglia e culminata nella Legge 180 del 1978. Gli aspetti negativi risiedono nell’abuso che venne fatto degli psicofarmaci, non privi, come abbiamo visto, di effetti collaterali (si iniziò a parlare proprio con la clorpromazina di “lobotomia chimica”). In secondo luogo, il successo di vendite di questi farmaci, seguiti a ruota dall’ingresso in commercio degli ansiolitici e in seguito degli antidepressivi, ha contribuito a una potenza economica delle case farmaceutiche mai conosciuta prima, permettendo un’influenza politica e sociale dell’industria farmaceutica di dimensioni abnormi e preoccupanti.