Nuova apparizione, sulle colonne de La Stampa di oggi, del Dott. Maurilio Orbecchi. Come in altri articoli precedenti, il titolo del pezzo suggerisce la grandezza delle “neuroscienze” contro la supposta tirannide della premiata ditta Freud & Jung. Di fatto, nell’intervista, curata da Gabriele Beccaria, non si trova traccia di mirabolanti neuro-rivoluzioni nello strumentario psicoterapeutico. Una serie di osservazioni fatte dal Dott. Orbecchi indulge sulla “animalità” dell’essere umano, ma ben prima dell’invenzione della RMN Desmond Morris raccoglieva un consenso planetario col proprio best-seller “La scimmia nuda” (1967…), dominato da uno sguardo zoologico sull’animale-uomo; e una decina di anni prima avvenivano le ricerche di Harlow (1958) sulle scimmie, tese a indagare  il cosiddetto “benessere da contatto”. Non si tratta di osservazioni estranee all’edificio psicoanalitico, visto che già negli anni ’50 l’eminente psicoanalista Franz Alexander parlava di “esperienza emotiva correttiva”, criticando (e arricchendo) la tradizionale focalizzazione freudiana sull’interpretazione. Da Alexander (ma ancor prima da Sandor Ferenczi), passando per Kohut, fino ai principali esponenti del pensiero psicoanalitico moderno è quindi stata integrata l’elaborazione teorica freudiana, tanto che il concetto di empatia è divenuto oggi perfino ampiamente abusato. Le “neuroscienze” moderne con questa crescita dell’arte psicoterapeutica hanno dunque poco a che fare, e nessun terapeuta si sognerebbe mai, al di fuori di un eventuale screening diagnostico iniziale, di utilizzare procedure di neuroimaging o test genetici per guidare il proprio modus operandi. A che pro dunque l’ennesimo banale slogan: “Addio al vecchio complesso di Edipo. La neuroscienza non sa che farsene”? Fatto salvo il diritto giornalistico di attirare l’attenzione con lo squillo di tromba di roboanti titoli d’effetto, sarebbero richieste più prudenza e più tatto quando si parla di divulgazione scientifica. Che se poi i neuroscienzati (visto che il linguaggio rimane una differenza tra uomo e animale di cui il Dott. Orbecchi pare non preoccuparsi, almeno nell’articolo in questione) leggessero un po’ più di Sofocle, male non farebbe.