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Uno dei discorsi più frequenti in questi giorni, sull’onda emotiva dei terribili fatti di Parigi, è: “E’ colpa nostra”. Sui social network imperversa in modo più o meno elaborato il convincimento che sia l’Occidente ad aver causato questa nuova ondata di violenza indiscriminata e non mancano i seguaci del complottismo che vedono una responsabilità ancor più lineare tra l’Occidente e la strage di Parigi. Con la fulmineità che soltanto un potente e pervasivo Zeitgeist possiede e che nessun ragionamento può avere, un profondo senso di colpa collettivo si è manifestato rapidamente. Data per ovvia l’esistenza di fattori politico-economici, ci interessa soffermarci sull’aspetto prettamente psicologico di quanto sta accadendo.

Se lo Zeitgeist è un fenomeno collettivo inconscio, è evidente che si tratta di un complesso amalgama di forze psichiche tendenzialmente primitive, ma un elemento sembra preponderante: un Super-Io irrazionale e violento, che si avvicina molto al super-Super-Io di bioniana memoria. Mancano oggi studiosi che siano in grado di dialogare al confine di molte aree del sapere (antropologia culturale, socio-semiotica, psicoanalisi…) e che siano capaci di tratteggiare in modo sistematico le dinamiche collettive profonde di cui stiamo parlando, anche perché, in una sorta di rigurgito acritico del pensiero peraltro geniale di Marx, siamo diventati talmente impegnati ad analizzare le questioni geopolitiche ed economiche, da diventare pressoché ciechi di fronte agli invisibili movimenti psichici di massa che sottendono i fenomeni sociali. Si tratterebbe di comprendere meglio invece le lunghe vicissitudini che hanno portato l’uomo occidentale a deporre il Super-Io dagli altari e a ricollocarlo per un certo tratto di storia all’interno delle ideologie politiche che hanno animato il Novecento. Col crollo ideologico che Pasolini già individuava negli anni ’60, il Super-Io, sfrattato da una qualsivoglia riconoscibile iconografia religiosa o politica, è diventato poi, senza evidentemente smettere di esistere, una forza pressoché totalmente inconscia e senza controllo. Si tratta in fondo del percorso inverso a quello dalle Erinni alle Eumenidi descritto da Pasolini (nel suo straordinario commento del 1960 all’Orestiade di Eschilo) quale elemento fondante della giovane democrazia ateniese. E’ in definitiva questo “furioso” Super-Io, al cui cospetto Torquemada è un dilettante, a costituire il vero invisibile terrorista della società occidentale. Si tratta di un giudice indiscriminato e implacabile: perfino l’ondata di pietas che ha attraversato il cuore di milioni di persone dopo i fatti di Parigi, viene bollata da questo Super-Io, sapiente regista dell’isterismo collettivo, come ipocrita; e così le bacheche di Facebook si sono istantaneamente popolate delle immagini della, evidentemente terribile, strage in Kenia dello scorso aprile, al grido di “per questa non avete messo la bandiera del Kenia”, senza concedere alcuna attenuante all’umanissima identificazione in chi ci è più vicino.
E così l’uomo occidentale, che si vive colpevolmente come un bulimico e materialista Don Giovanni intento a banchettare cinicamente sulle ingiustizie del mondo – ma al tempo stesso pieno del terrore smarrito di Leporello -, rimane in attesa del Commendatore che, come nel capolavoro mozartiano, busserà alla porta per il redde rationem finale al grido di “Pentiti scellerato!”. Senza rendersi conto che a bussare alla porta non è tanto o soltanto il terrorista della porta accanto, quanto piuttosto questo δαίμων profondo e invisibile che è il nostro collettivo Super-Io occidentale.


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