Da secoli vengono fatte classificazioni delle malattie in genere e dei disturbi mentali in particolare. In alcune di queste classificazioni sono previste poche categorie, in altre numerosissime. Al di là delle notevoli differenze che possono intercorrere tra sistemi diagnostici diversi è importante sottolineare che nessuna classificazione dei disturbi mentali può avere un numero sufficiente di categorie specifiche per comprendere tutti i casi clinici immaginabili. Pertanto ogni operazione diagnostica, per quanto corretta e accurata, costituisce una forzatura, un limite e non solo un vantaggio per la comprensione del paziente in quanto individuo (Rovetto, 2006). A prescindere da ogni pretesa di esaustività, dunque, presentiamo di seguito una breve descrizione delle psicopatologie più comuni.

Il disturbo agorafobico è caratterizzato dal timore dei luoghi e delle situazioni dai quali può risultare difficile e imbarazzante allontanarsi rapidamente oppure nei quali non si possa essere immediatamente soccorsi nel caso di malessere improvviso. Il paziente evita di frequentare o di trovarsi in luoghi non familiari o poco conosciuti, in particolare è spaventato dai luoghi affollati, dai mezzi pubblici, dagli spazi ampi in cui deve reggersi in piedi o camminare senza avere al suo fianco un familiare. Queste situazioni vengono affrontrate dal soggetto con diversi atteggiamenti tra cui: l’evitamento della situazione specifica; la sopportazione accompagnata però da un forte disagio e/o dall’ansia di avere un attacco di panico; la richiesta della presenza costante di un compagno. Tali sensazioni espertite dalla persona agorafobica, la costringono a elevate compromissioni sia in ambito lavorativo che sociale: alcuni soggetti non escono più di casa se non sono accompagnati, non guidano l’automobile e non usano i mezzi pubblici.

L’amnesia dissociativa è caratterizzata da impossibilità di ricordare eventi ed episodi significativi della propria storia personale e relativi alla propria identità, nonostante venga preservata la capacità di apprendere nuova materiale. Spesso queste lacune mnestiche sono collegate ad eventi traumatici o molto stressanti.

Generalmente il vissuto d’ansia è caratterizzato da uno stato di tensione emotiva, da una sensazione di apprensione e di allarme; i principali stati d’animo associati risultano essere senso di compressione, di insicurezza, di irrequietezza, sensazione di essere con le spalle al muro e di avere un nodo alla gola. L’ansia è una reazione istintiva di difesa che ha la funzione di allertare l’individuo nei confronti dei pericoli preparandolo ad una adeguata reazione a questi. Lo stato d’ansia è spesso accompagnato sintomi fisici quali tachicardia, aumento della pressione arteriosa, aumento della tensione muscolare, tremore, sudorazione, secchezza delle fauci, mal di testa, vertigini, nausea, vomito e diarrea. L’ansia è fisiologica e funzionale quando aumenta lo stato di vigilanza e la prestazione; è patologica e disfunzionale qualora diventi una risposta inappropriata alle situazioni di vita, compromettendo inoltre le sfere della vita sociale e lavorativa dell’individuo. 

Il Disturbo d’Ansia Generalizzato (DAG) è caratterizzato da uno stato ansioso continuo e pervasivo (ansia cronica), in forma libera e fluttuante. Il sintomo ansioso non ha un contenuto specifico, costante e caratterizzante e sembra non strutturarsi mai in forma fobica. Per convenzione, deve essere in atto da almeno sei mesi. Il soggetto è irrequieto, insicuro, indeciso, irritabile, affaticato, privo di concentrazione, preoccupato per la maggior parte delle ore e dei giorni, non riposa e presenta un’insonnia prevalentemente di tipo iniziale o misto. Ogni difficoltà, decisione o evento della vita quotidiana viene vissuto con apprensione, spesso in prospettiva catastrofica, con pesantezza drammatica e negatività. Sul piano somatico, i sintomi prevalenti sono cefalea, tachicardia, disturbi gastrointestinali e cardiovascolari, tensione muscolare e dispepsia, causati da uno stato di cronica attivazione. Pesanti sono le compromissioni sia lavorative che sociali. 

Il disturbo d’ansia NAS ( = Non Altrimenti Specificato) è caratterizzato dalla presenza di una sintomatologia ansiosa che però non può essere ricondotta a nessun altro disturbo. A volte vi è la compresenza di sintomi depressivi oppure vi è fobia sociale dovuta alle conseguenze di infermità fisiche o psichiche.

Il Disturbo da attacchi di Panico (DP) è caratterizzato da crisi improvvise, brevi e molto intense di ansia, ripetute, con terrore e sensazione di disastro incombente, palpitazioni e tremore, vertigini, sudorazione, senso di svenire o di soffocare. Il soggetto puo’ sentirsi sopraffatto e assalito da un senso di depersonalizzazione e derealizzazione (rispettivamente un senso di distacco da se stessi e un senso di irrealtà del mondo) e dalla paura di perdere il controllo, di diventare pazzo o persino di morire. Durano generalmentae solo pochi minuti (raggiungono il picco di intensità entro 10 minuti e cessano di solito dopo mezz’ora) ma causano considerevole angoscia. La maggior parte dei soggetti con disturbi da attacchi di panico soffre anche di agorafobia (vedi). Dato che gli attacchi di panico sono ricorrenti, i pazienti sviluppano una forma secondaria di ansia anticipatoria, preoccupandosi perennemente di quando e dove avverrà l’attacco successivo.

L’anoressia nervosa è un quadro clinico di forte gravità per le conseguenze che determina sul piano fisico, con rischio elevato di mortalità. Nell’anoressia il problema è un rapporto patologico con il proprio corpo e con la propria sessualità che solo secondariamente comporta il disturbo alimentare. Il dimagrimento rappresenta il tentativo di correggere le proprie fattezze fisiche sgradite o non accettate. Vari sono i sintomi riscontrabili su un soggetto anoressico, dal dimagrimento patologico per il rifiuto del paziente di mantenere un peso corporeo adeguato al timore intenso di ingrassare, nonostante egli sia sottopeso; dall’alteramento della percezione dell’ immagine corporea alla presenza di una amenorrea psicogena. Oltre a questi sintomi fondamentali, si possono riscontrare altri sintomi e altri elementi psicopatologici, quali: ritiro e isolamento sociale; evitamento di rapporti interpersonali affettivi e sessuali; iperattività associata a poche ore di sonno e di contro nessua manifestazione di stanchezza; depressione dell’umore provocata dall’incapacità fisica di sopportare i ritmi giornalieri. Sul piano somatico, il paziente anoressico può presentare alterazioni e disturbi all’apparato cardiovascolare e alla cute. Nell’anoressia nervosa vengono individuati due sottotipi: anoressia con restrizione (rifiuto totale o parziale del cibo) e anoressia con abbuffate associate a condotte di eliminazione (vomito, uso di lassativi e di diuretici).

La bulimia nervosa è caratterizzata da accessi di iperfagia e da condotte di eliminazione. È un disturbo in cui il contenuto mentale (idea-pulsione di mangiare) non riesce ad essere controllato e neutralizzato e si traduce in comportamento. Il disturbo può essere caratterizzato dalla presenza di due sintomi fondamentali: i ricorrenti episodi di abbuffata, con consumo di grandi quantità di cibo in un breve intervallo di tempo e sensa una reale sensazione di appetito, e le condotte di eliminazione, che vengono messe in atto dal paziente con regolarità (vomito, uso di lassativi/diuretici, successive restrizioni dietetiche o digiuni, esercizio fisico). A tali sintomi vengo associati la sensazione di perdita di controllo e la sensazione di disagio, di imbarazzo e/o di colpa che il soggetto prova subito dopo l’abbuffata. I disturbi fisici collegati sono per lo più causati dal vomito indotto e dall’abuso di lassativi o diuretici: perdita dello smalto dentario, ipertrofia, callosità o cicatrici sul dorso della mano, alterazioni esofagee, rottura gastrica, alterazione della funzionalità gastrica e renale, alterazioni della funzione riproduttiva. Non è raro osservare in tali pazienti disordini comportamentali come l’abuso di sostanze, in particolare di alcol e di stimolanti. Inoltre sono spesso riscontrabili disturbi di personalità (disturbo borderline), disturbo dell’umore, disturbo d’ansia e disturbi del controllo degli impulsi.

L’episodio depressivo maggiore viene annoverato fra i disturbi dell’umore e si caratterizza per la presenza di umore gravemente depresso, presente per un periodo circoscritto di tempo. Il tono dell’umore si fissa rigidamente verso il basso ed è difficilmente influenzabile da stimoli e situazioni esterne favorevoli. I principali sintomi sono costituiti da una riduzione del benessere personale, diminuzione dell’ interesse per tutte o quasi tutte le attività, profonda tristezza, sentimento di impotenza e di vuoto interiore, senso di inadeguatezza. Lo stato affettivo è caratterizzato da assenza di gioia e incapacità di provare piacere, calo di interesse nella sfera della sessualità, scoraggiamento, perdita della speranza, pessimismo, ansia e senso di colpa e non raramente anche da desideri suicidi. Il pensiero si presenta povero e monotono: si fa fatica a pensare, a decidere, a concludere nonché ad esercitare la volontà. L’episodio depressivo maggiore si manifesta anche attraverso sintomi fisici quali: – alterazione dell’appetito, più frequentemente perdita di quest’ultimo associata ad una conseguente e significativa perdita di peso; – disturbi del sonno come insonnia, risveglio precoce (anche 3/4 ore prima dell’abituale risveglio), e ipersonnia; – alterazioni psicomotorie che si manifestano con rallentamento e inibizione motoria, oppure con stati di continua irrequietezza; – sensazioni si stanchezza, spossatezza, mancanza di energia. Tutto ciò può creare difficoltà a portare a termine progetti e compiti ed un peggioramento del funzionamento lavorativo e scolastico. In questo tipo di disturbo l’aggravamento dei sintomi al momento del risveglio è un dato pressocchè costante: di fronte alla giornata che inizia l’angoscia è intensa, l’astenia e il dolore morale sono estremi. I sintomi si attenuano moderatamente durante la giornata. Talvolta sono associati all’episodio depressivo maggiore anche l’abuso alcolico e i pensieri ipocondriaci.

 

La depressione reattiva è un disturbo dell’umore dovuto ad un evento recente o ad una situazione psicologica conflittuale come fattore scatenante. Il soggetto si sente isolato e abbandonato, ha la tendenza a porsi da vittima piuttosto che da colpevole, il che differenzia profondamente questa problematica da quella della depressione maggiore. L’ansia è spesso manifesta, le manifestazioni somatiche sono frequenti (sensazione di nodo alla gola, palpitazione, soffocamenti, vertigini), cosi’ come le paure. L’inibizione è espressa soprattutto in termini di stanchezza e sfinitezza. In qualche misura la capacità relazionale è mantenuta. I comportamenti suicidari hanno spesso il valore di una richiesta d’aiuto, è un tentativo di mobilitare il prossimo. Una forma di depressione reattiva è quella da lutto che compare due o tre mesi dopo l’evento di perdita, di durata non superiore ad un anno, tende a risolversi spontaneamante; tuttavia non si esclude che tale condizione possa, in alcuni casi, raggiungere livelli patologici.

Si tratta di un disturbo depressivo cronico ma attenuato, con un quadro sintomatologico, un esordio e un decorso specifici. Il soggetto percepisce un umore depresso persistente per almeno 2 anni, insieme ai sintomi specifici del disturbo: senso di inadeguatezza e di colpa, irritabilità, rabbia, ritiro sociale, perdita di interesse, inattività e assenza di produttività. La distimia colpisce circa il 3-5 % della popolazione ed è più frequente che si verifichi nelle donne, nelle persone non sposate, nei giovani, nelle classi sociali a basso reddito. Esso si caratterizza, inoltre, per una minore gravità dei sintomi rispetto al disturbo depressivo maggiore e per l’assenza di manifestazioni psicotiche o melanconiche (presenti invece in altri disturbi di carattere depressivo); il sintomo primario risulta essere l’anedonia, mentre i sintomi comuni sono mansia, affaticabilità mentale, difficoltà cognitive, astenia, variazioni dell’appetito, calo della libido, disregolazione del ritmo sonno-veglia. Il decorso del disturbo tende a protrarsi nel tempo.

La funzionalità sessuale dipende da fattori biologici, psicologici, relazionali e ambientali. Anche una sola alterazione in una di queste aree può portare a disfunzioni sessuali, che possono originare uno stato ansioso che aggrava e mantiene la disfunzione stessa. I principali disturbi sessuali sono: – disturbi del desiderio sessuale, da ipoattività del desiderio (deficit di fantasie e di desiderio sessuale) o da avversione sessuale (evitamento di contatti genitali con partner); – disturbi dell’eccitamento sessuale, femminile (persistente o ricorrente incapacità di raggiungere o di mantenere una adeguata risposta all’eccitazione sessuale fino al completamento dell’attività stessa) e disturbo erettile maschile o impotenza (incapacità di raggiungere o di mantenere un’erezione adeguata fino al completamento dell’attività sessuale; – disturbi dell’orgasmo, femminile/anorgasmia (ritardo o assenza dell’orgasmo a seguito di una normale fase di eccitamento sessuale durante il coito o la masturbazione) e maschile (raggiungimento difficoltoso o non raggiungimento dell’eiaculazione durante il coito); eiaculazione precoce (eiaculazione prematura, interrotta, retrograda o non-eiaculazione/anorgasmia); – disturbi da dolore sessuale, nella donna, vaginismo (contrazione muscolare involontaria della vagina, che interferisce con il rapporto sessuale provocando forti dolori) o dispareunia (dolore genitale prima, durante e dopo il rapporto). Nel maschi si può presentare tale disturbo in correlazione a una malformazione del prepuzio non adeguatamente trattata. – disturbi sessuali indotti da sostanze, causati dall’assunzione di farmaci o sostanze psicoattive.

Il disturbo acuto da stress è dovuto all’esposizione diretta a un trauma di particolare gravità che può comportare la perdita della vita e minacciare l’integrità fisica dalla propria o dell’altrui persona (guerra, aggressionme, stupro, tortura). Il paziente esperisce terrore e sensazione di impotenza e va incontro a uno shock emotivo. Tale shock induce il soggetto a una reazione dissociativa, caratterizzatta da apparente insensibilità emotiva (anestesia emotiva), stato crepuscolare con diminuzione del campo della coscienza, derealizzazione, depersonalizzazione, amnesia parziale o totale del trauma. L’accaduto viene rivissuto dalla persona con ricordi intrusivi, sogni, flashback, immagini, illusioni e sensazioni del ripetersi del trauma. Tutto ciò che ricorda il trauma viene evitato. Sul piano somatico, il paziente presenta: ipertensione arteriosa, tachicardia, tachipnea, ipersudorazione, vertigini. La reazione al trauma è patologica e si instaura nella maggioranza dei casi subito dopo l’evento o comunque entro il mese successivo.

Il disturbo algico è caratterizzato dalla polarizzazione del pensiero sul dolore, in assenza di una patologia organica che ne giustifichi la presenza o l’intensità. Tale disturbo può essere associato a disturbi depressivi e a disturbi d’ansia. Un quadro clinico caratteristico è determinato dalla presenza di bruciore e/o dolore alla bocca e soprattutto alla lingua. Può essere evidente una stretta correlazione con situazioni stressanti o conflittuali.

Il disturbo bipolare fa parte dei disturbi dell’umore, detti anche dell’affettività. Questa categoria di disturbi comprende la depressione con tutte le sue varianti (depressione maggiore, depressione reattiva e disturbo distimico), la mania, gli stati misti, il disturbo bipolare e la ciclotimia. L’umore è una disposizione affettiva di durata prolungata e non sempre di natura reattiva che comprende i sentimenti somatici, la risonanza delle esperienze più recenti, i sentimenti pschici portati dal fondo. Di conseguenza esso permea il nostro mondo interno di pensieri e di emozioni, nonché il nostro modo di rapportarci con gli altri e con il mondo. Nello specifico il disturbo bipolare è costituito da un’alternanza di episodi depressivi e maniacali nello stesso soggetto che si succedono in modo repentino ed improvviso come azionati da un interruttore. Nel disturbo bipolare primo la sintomatologia maniacale è prevalente a differenza del disturbo bipolare secondo dove gli episodi depressivi sono prevalenti.

Esso si caratterizza per un episodio maniacale/misto preceduto o seguito da uno, nessuno oppure numerosi episodi di carattere depressivo. Il decorso di questo disturbo può contemplare episodi maniacali-misti oppure l’alternanza di essi, o ancora tra episodi depressivi ed episodi ipomaniacali.

Come il disturbo bipolare I, il disturbo bipolare II si caratterizza per un’alternanza di manifestazioni di episodi depressivi ed episodi ipomaniacali senza, però, manifestare episodi di tipo maniacale o misti. La caratteristica principale del disturbo prevede la presenza di almeno un episodio depressivo alternato ad almeno un episodio ipomaniacale.

In questa tipologia di disturbo troviamo almeno 4 episodi di alterazione dell’umore verificati nei 12 mesi precedenti.

Tra i disturbi dell’umore vi è quello ciclotimico. Nella ciclotimia si alternano episodi ipomaniacali (episodi maniacali con sintomatologia più attenuata) a periodi di depressione moderata. La ciclotimia viene generalmente annoverato fra i disturbi cronici.

II disturbi provocati dall’assunzione di sostanze rappresentano un’importante causa di mortalità e morbilità e determinano una pesante alterazione del funzionamento in numerose aree esistenziali dei soggetti affetti. I disturbi di questa categoria comprendono l’uso, l’abuso e la dipendenza da sostanze, suddivise in: – sostanze legali, quali l’alcol, nicotina, caffeina e farmaci; – sostanze illegali, come oppioidi, cocaina, amfetamine e altri stimolanti, cannabis, allucinogeni, inalanti, fenciclidina e sostanze analoghe. Sono notevoli le differenze a livello psicopatologico, sociale, culturale e prognostico tra gli abusi di sostanze legali (fumo, alcol, etc..) e quelli di sostanze illegali. I primi sono in genere più comuni, socialmente accettati e comportano problemi psicopatologici meno gravi (fatta eccezione per l’alcol), avendo un decorso di solito meno drammatico. Le sostranze illegali presentano invece problematiche più complesse legate sia alla sovrapposizione con gravi quadri psicopatologici sia al ruolo della criminalità nella diffusione e nella gestione del loro traffico.

 

Questo tipo di disturbo si caratterizza principalmente per la comparsa di uno o più episodi depressivi maggiori. In particolare il soggetto sperimenta delle manifestazioni melanconiche (perdita di piacere e minor reattività a stimoli piacevoli), fluttuazioni circadiane, risveglio precoce, marcato rallentamento e agitazione psicomotoria, perdita di peso e sensi di colpa. Può , inoltre, caratterizzarsi in modo più cronico presentando alcuni sintomi specifici dell’episodio depressivo maggiore per almeno 2 anni ininterrotti. Altre forme di questo disturbo sono quello con andamento stagionale, con esordio nel post-partum, con caratteristiche atipiche (sintomi vegetativi rovesciati: iperfagia e ipersonnia), pseudo demenza (con quadro clinico simile a quello della demenza non causato da una patologia organica ma da uno stato depressivo), depressione doppia (nel casoin cui un disturbo depressivo maggiore si sovrappone a un disturbo distimico).

Questo disturbo si caratterizza nello specifico per il fatto che presenta determinate caratteristiche/forme che non rispondono ai criteri delle categorie di episodio depressivo maggiore o disturbo depressivo maggiore.

La principale caratteristica del disturbo dissociativo d’identità consiste nella coesistenza, nello stesso individuo, di due o più identità (o stati di personalità differenti) ciascuna con il suo modo di percepire, relazionarsi e pensare nei confronti di sé stesso e dell’ambiente. Ogni identità assume in modo alternato il controllo del modo di vedere e percepire, degli atteggiamenti e del comportamento del soggetto, come se non esistesse altra personalità; inoltre ogni identità non ha consapevolezza rispetto all’esistenza dell’altra.

Il disturbo distimico puo’ essere facilmente confuso con la depressione maggiore e rientra come quest’ultima nei disturbi dell’umore. Le due sindromi condividono sintomi e caratteristiche simili. In genere il disturbo distimico si differenzia dalla depressione maggiore per la presenza di una sintomatologia depressiva di gravità minore ma costante per anni e persistente.

Il disturbo da alimentazione incontrollata è quello che desta maggior interesse per la frequente presenza di obesità, assente negli altri Disturbi del Comportamento Alimentare ( anoressia nervosa e bulimia nervosa). È caratterizzato da episodi ricorrenti di abbuffate compulsive che suscitano sensi di colpa, depressione, disgusto verso se stessi, senso di disagio e di sofferenza, senza essere poi seguiti da meccanismi di compenso (vomito, uso di lassativi e/o diuretici).

Nel disturbo dell’identità di genere prevale la preferenza per il ruolo e per il genere del sesso opposto al proprio e quindi la sensazione di essere nati con una identità sessuale sbagliata.

Il disturbo di conversione presenta sintomi e deficit di tipo pseudoneurologico, riguardanti le funzioni motorie o sensitive, vista o pseudoafasie che non possono essere spiegati da una malattia neurologica o internistica. Tali sintomi possono essere associati a fattori psicologici, in quanto preceduti da conflitti o fattori stressanti.

E’ un’alterazione grave e perturbante della percezione e dell’esperienza di se’. Il soggetto prova un improvviso senso di distacco e di estraneità da se stesso: avere l’impressione di essere fuori dal proprio corpo, come se si vedesse dall’esterno. A volte la persona si percepisce come un meccanismo, come un automa, oppure ha l’impressione di muoversi come in un sogno, in un mondo che ha perduto la sua realta’.

Il disturbo di dismorfismo corporeo è caratterizzato dalla convinzione immaginaria di avere un difetto o una deformazione in una parte o in tutto il proprio corpo. L’intensità del quadro clinico non è di tipo delirante perché il paziente riconosce l’esagerazione della sua preoccupazione o l’inesistenza del difetto fisico lamentato.

La somatizzazione è un disturbo polisintomatico della durata di alcuni anni, caratterizzato dalla presenza di continue e importanti lamentele fisiche, multiple e ricorrenti. Si manifetsano tipicamente sintomi dolorosi, riferiti a localizzazioni multiple e variabili, associati a sintomi di tipo funzionale somatico che riguardano principalmente l’apparato gastrointestinali (nausea persistente, vomito, dispepsia), sessuali e riproduttive (dismenorrea, disfunzioni organiche), e pseudonereologico (afemia, afonia, amaurosi, pseudoparalisi, crisi “simil epilettiche”). Questo disturbo è una forma grave, cronica e multisintomatica dell’isteria di conversione. A tale patologia possono essere associati rilevanti sintomi ansiosi, in particolare il disturbo di panico e/o il disturbo depressivo maggiore. Un disturbo spesso concomitante è l’abuso di farmaci analgesici e ansiolitici.

Il disturbo ossessivo-compulsivo è caratterizzato dalla presenza di ossessioni e/o compulsioni (possono essere presenti entrambi o meno) ricorrenti che producono forte disagio perché incidono sulla vita quotidiana e relazionale. Le ossessioni possono essere idee, sensazioni o immagini ricorrenti che il soggetto riconosce come estranee e fastidiose, a cui però non può resistere perché così facendo l’ansia sarebbe insopportabile. I contenuti riguardano soprattutto la paura di essere contaminati dalla sporcizia, dalle malattie; oppure dubbi sull’aver chiuso o spento qualcosa, preoccupazioni che denotano il tentativo di avere sempre tutto sotto controllo; impulsi o immagini di carattere aggressivo o sessuale. Le compulsioni invece sono comportamenti o atti mentali ricorrenti messi in atto per placare un senso di ansia opprimente, che però non provocano il sollievo sperato. Spesso le persone si sentono obbligate a metterle in atto per far fronte all’ansia provocata da un’ossessione oppure per prevenire le conseguenze di un evento temuto. Anche in questo caso, le compulsioni più frequenti riguardano atti legati alla pulizia, al mettere in ordine le cose e bisogni di certezza. Questi comportamenti sono evidentemente eccessivi e producono una significativa perdita di tempo che si ripercuote sulle incombenze quotidiane, andando a peggiorare la vita relazionale e lavorativa del soggetto.

Il disturbo post-traumatico da stress prevede la stessa esposizione traumatica (disastro naturale, stupro, perdita del gruppo familiare) e la medesima manifestazione sintomatologica del disturbo acuto da stress, eccetto la reazione dissociativa. Tale disturbo rappresenta la reazione patologica protratta che un fatto gravemente traumatico sul piano emotivo può determinare in un individuo.

Il disturbo somatoforme indifferenziato consiste in una o più lamentele fisiche (astenia, perdita dell’appetito, problematiche gastrointestinali o urinarie) che non possono essere attribuite a una condizione medica generale o all’uso di sostanze che causino un disagio clinicamente significativo o una menomazione del funzionamento socio-lavorativo.

Il disturbo somatoforme non altrimenti specificato include tutti quei disturbi con sintomi somatoformi che non incontrano i criteri per nessuno dei disturbi somatoformi specifici.

Il disturbo è caratterizzato dalla paura intensa, immotivata e irrazionale di situazioni sociali in cui l’individuo è esposto allo sguardo e al giudizio degli altri. Il soggetto teme di provare imbarazzo e di sentirsi goffo e ridicolo per le proprie azioni e inibizioni e/o per i sintomi dell’ansia, delle somatizzazioni ansiose, o teme di comportarsi in modo inadeguato e inopportuno. Si manifesta clinicamente con la fobia di parlare in pubblico, con la fobia di arrossire, con la fobia di mangiare di fronte agli altri, di scrivere sotto lo sguardo altrui. Il soggetto prova una intensa ansia anticipatoria se teme di dover essere esposto a queste situazioni e, nel caso in cui non riesca ad evitarle, le vive con spiccato disagio e tensione emotiva e con manifestazioni neurovegetative dell’ansia acuta, quali: sudorazione profusa, tachicardia, vampate di calore, secchezza delle mucose, tachipnea. Tale disturbo condiziona la vita dell’individuo, rendendola difficoltosa e stressante, provocando un ritiro sociale evitante. La fobia sociiale può condurre all’abuso di droghe e di alcol a scopo ansiolitico.

Il disturbo è caratterizzato dalla paura costante, immotivata o eccessiva di oggetti, animali e situazioni specifiche che non hanno la valenza o significato d’allarme secondo il cosiddetto “buon senso comune”. Il paziente riconosce la natura morbosa della fobia e l’esagerazione della propria reazione emotiva; tuttavia non riesce a controllare la situazione e se viene a contatto con lo stimolo fobico prova ansia e desiderio di fuggire. Può succedere che anche il solo immaginare l’oggetto della fobia provochi lo stato ansioso con reazioni somatiche dovute all’atttivazione del sistema vegetativo autonomo. La fobia semplice da sintomo può diventare un vero è proprio disturbo quando interferisce in modo significativo con il funzionameneto sociale e lavorativo. Il numero di fobie esistenti è elevatissimo poiché molte e variegate sono le situazioni o gli oggetti che hanno la possibilità di configurarsi come fobogeni. Distinguiamo sostanzialmente cinque tipi di fobia semplice: – animali, le più frequenti sono le fobie degli insetti, dei cani, dei serpenti e dei pennuti. Esordiscono frequentemente in età adulta; – eventi ambientali o elementi naturali, fobia dell’acqua, dei temporali e dell’altezza. È frequente l’esordio in età infantile; – sangue, iniezioni e ferite. Comporta determinate reazioni come svenimento e malesseri generali, accompagnati da una curiosa familiarità; – situazionali, fobia dei luoghi chiusi, delle gallerie, dell’aereo, dell’ascensore, etc. Queste forme di fobie possono esordire in età infantile come intorno ai 25 anni; altre fobie, sono ad esempio la fobia della malattia, dei coltelli o delle punte, dello sporco, di soffocare, etc., ossia tutte quelle fobie che non rientrano tra i tipi precedentemente descritti.

La fuga dissociativa si presenta come un allontanamento improvviso da casa o dall’abituale luogo di lavoro, con conseguente interruzione delle abituali attività. Generalmente può essere caratterizzata anche da improvvisa e parziale perdita di memoria per eventi passati e da confusione rispetto la propria identità.

L’ipocondria è un disturbo caratterizzato sul piano clinico dalla preoccupazione e dalla paura, eccessiva o immotivata, di un soggetto di avere una grave malattia e dalla presenza di un insieme di sintomi somatoformi che sostengono tale timore. La paura ingiustificata di avere un disturbo fisico persiste nel paziente ipocondriaco nonostante le ripetute rassicurazioni del medico. Il soggetto valuta mentalmente le sue paure e i suoi sintomi fisici, mettendo in atto rituali di controllo correlati a tali preoccupazioni.

L’episodio maniacale è un disturbo dell’umore che si presenta come condizione transitoria caratterizzata da un tono dell’umore molto elevato, da atteggiamento espansivo e da vari eccessi comportamenali (ipersessualità, iperfagia, abuso di alcol, sperpero di notevoli somme di denaro, comportamenti molesti nei confronti di estranei, guida pericolosa etc.) a cui il soggetto non riesce a porre un limite. Le attività risultano notevolmente incrementate (sia l’attività lavorativa, sia scolastica che ludica) ma sovente in modo improduttivo, a causa della difficoltà a mantenere la concetrazione e il succedersi continuo di attività sempre nuove. Vi è un diminuito o assente bisogno di sonno, associato ad una possibile perdita di peso (dovuta ad eccessiva attività) o ad un aumento di peso per iperfagia. Il pensiero risulta ricco di associazioni e intuizioni e presenta abbondanza di progetti. Il soggetto maniacale non è cosciente della sua malattia, al contrario è pervaso da una sensazione di benessere, esaltazione e disinibizione. Di solito il soggetto maniacale guarda al proprio mondo con un ottimismo totale e ingiustificato. Tuttavia è intollerante all’autorità, qualora si tenti di limitare la sua instancabile iperattività. Vive perennemente nel presente perdendo la dimensione del passato e del futuro.

Le parafilie sono disturbi caratterizzati da impulsi, fantasie o pratiche sessuali insolite, devianti dalla norma statistica ed etica e considerate, per tale motivo, bizzarre rispetto al contesto socioculturale di apparetenenza. Sono definiti comportamenti devianti, in quanto chi li pratica, tende a escludere o danneggiare gli altri e ad eliminare la possibilità di un’unione paritaria e affettiva tra i partner. Le cause di tali disturbi sono sconosciute, vi potrebbe essere una predisposizione biologica (alterazioni ormonali o cerebrali), associata a un trauma sessuale infantile. Il paziente si mostra incapace di controllare l’impulso e viene preso dall’ansia fino a quando non lo agisce. Tuttavia, dopo aver compiuto l’azione, esperisce forti sensi di colpa. Tale comportamento deviante può peggiorare se il soggetto si sente stressato o depresso. Le principali forme e manifestazione di parafilie sono: esibizionismo (esposizione in pubblico dei genitali allo scopo di scandalizzare un soggetto femminile), feticismo (eccitamento sessuale raggiunto quasi solo esclusivamente tramite oggetti inanimati), frotteurismo (strofinamento dei genitali sul corpo femminile, per ottenere l’eccitamento, soprattutto nei luoghi affollati), sexual offender (pratica sessuale, generalmente tra soggetti eterosessuali, offensiva e violenta, penalmente perseguibile), pedofilia (attività sessuale con bambini sotto i tredici anni d’età), masochismo sessuale (piacere di essere abusato fisicamente o psicologicamente, o di essere umiliati), sadismo sessuale (eccitamento sessuale in seguito all’aver causato sofferenza fisica o psichica a terzi, che nei casi più estremi può arrivare fino allo stupro e all’omicidio), travestitismo (eccitamento ottenuto attraverso l’utilizzo di abiti del sesso opposto), voyerismo (eccitamento raggiunto osservando atti sessuali altrui e attraverso la masturbazione), coprofilia o urofilia (eccitamento raggiunto tramite il defecare o l’urinare sul partner o viceversa), zoofilia (attività sessuale praticata con animali), necrofilia (gratificazione sessuale ottenuta attraverso il contatto con i cadaveri).

La schizofrenia è una grave forma di psicosi. Le cause si possono far risalire all’associazione di elementi biologici (modificazioni a carico dei sistemi neurotrasmettitoriali cerebrali e carico genetico), psicologici (dinamiche intrapsichiche e stress) e sociali (vita relazionale e culturale) che determinerebbero la vulnerabiltà all’insorgenza della malattia. I sintomi tipici della schizofrenia sono vari e particolarmente gravi. Può manifestarsi l’eccesso o la distorione di funzioni normali fino a determinare episodi psicotici acuti che comprendono i disturbi del contenuto del pensiero (deliri: interpretazione non corretta della realtà che persiste nonstante prove evidenti a discapito), i disturbi della percezione (perlopiù allucinazioni uditive di voci che commentano pensieri e azioni della persona); i disturbi del linguaggio e della comunicazione (eloquio disorganizzato: perdere il filo, passare da un argomento all’altro, mancata correlazione delle risposte alle domande, insalata di parole prive di senso, del tutto incomprensibili); manifestazioni comportamentali disorganizzate che vanno da un forte stato di agitazione a catatonia (stupor catatonico: arresto motorio con assenza di consapevolezza; rigidità catatonica: postura rigida; negativismo catatonico: resistenza ai tentativi di mobilizzazione; posture cataoniche : assunzioni di posizioni bizzare; eccitamento catatonico: eccessiva attività motoria non finalizzata e non dipendanete da stimolio esterni). Un’altra serie di sintomi sono la diminuzione o la perdita di funzioni normali: abulia (assenza di volontà di reagire all’ambiente), metaalogia (povertà di linguaggio, risposte brevi e vuote); anedonia (mancanza di gioia e piacere); appiattimento dell’affettività (assenza di espressioni del viso e scarso contatto dello sguardo). Infine le relazioni personali sono disturbate: ritiro; espressione inadeguata dell’aggressività e della sessualità; mancanza di consapevolezza dei bisogni altrui.

Sono quadri clinici annoverati tra i disturbi dell’umore e presentano nel medesimo episodio sintomi appartenenti alle due opposte polarità della depressione e della mania. L’esperienza soggettiva del paziente è caratterizzata dalla penosa sensazione di non riuscire a dare un senso a quanto accade, di contraddittorio nella sua mente.